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Pozzo di Is Pruinis
Cinta muraria Case Agus
 
Sentiero di Corongiu
 
Capanna con tetto di legno Su Monti

L'ARCHEOLOGIA A SANT'ANTIOCO

 

Le civiltà preistoriche che hanno abitato l’Isola di Sant’Antioco hanno lasciato una profonda impronta sul territorio. Si possono distinguere attualmente tutta una serie di strutture e opere d’urbanizzazione che hanno caratterizzato la vita dalla preistoria sino all’Età del ferro. Attraverso l’analisi delle emergenze si può valutare ed apprezzare l’evoluzione di una società. Più strutture una società metteva in opera, più elevato era il grado di civiltà di questa. Le civiltà preistoriche che hanno colonizzato Sant’Antioco in tempi remoti, hanno lasciato come testimonianza circa una quarantina di nuraghi, che per differenze strutturali, soddisfacevano scopi differenti: torri d’avvistamento; castra sui confini; granai sulle piane; fari sulla costa. Non per ultima, probabilmente, anche la funzione di feudi sulle comunità. Come ogni civiltà che si rispetti quella di San Michele di Ozieri e quella successiva nuragica edificarono nell’Isola di Sant’Antioco tantissime strutture che definiremo opere di urbanizzazione. E’ dimostrato che la vita preistorica sull’Isola era gia improntata come urbana. Esistevano dei nuclei abitativi concentrati nelle comunità preistoriche. Tali nuclei, al contrario di quanto si è detto fino ad ora, accoglievano un consistente numero di persone. Insomma si possono riscontrare sull’Isola di Sant’Antioco almeno sette villaggi di circa un centinaio di capanne ciascuno. Calcolando che ogni capanna dava riparo dai 3 ai cinque individui, i villaggi davano alloggio ad una popolazione che variava dai 300 ai 500 elementi. Moltiplicando queste quantità per le comunità esistenti si poteva censire una popolazione urbana di circa 3500 individui. Cifre che giustificano una così elevata edificazione in epoca preistorica sull’Isola di Sant’Antioco.
Si è verificato sul territorio che ogni comunità era servita da più
pozzi per l’approvvigionamento idrico. Pozzi di varie forme, con una marcata isodomia costruttiva, con bacili per la raccolta di acque. La collocazione di tali pozzi era generalmente ubicata nelle piane sottostanti le comunità, dove consistenti falde acquifere tuttora esistenti, garantivano un costante apporto idrico. In alcune comunità si è potuto constatare una sorta di muraglione che le cingeva, delimitandone i confini: cinte murarie ora interrate, oppure emergenti, con spessori che vanno dal metro e sessanta ai due metri e con altezze che variano dal metro e venti sino ai due metri e dieci. La rete viaria era costituita da sentieri, in terra battuta o in ciottolato che esistono tuttora e collegano con facilità e comodità più punti di una stessa comunità. Si possono notare recinti per vari utilizzi, edificati con le stesse caratteristiche anche a chilometri di distanza, come grosse capanne per le riunioni, più rifinite nella struttura e con migliorie estetiche nella fattura. Esempi di paramenti murari addossati a pietre fitte sono distinguibili in varie comunità. Tra le strutture urbanistiche si possono notare anche delle cumbessidas: grossi recinti di forma poligonale, che ospitano numerosi ambienti di varie misure con varie destinazioni. Tali edifici suggeriscono una destinazione d’uso mercantile o di stoccaggio di materiali. Le capanne, elemento fondamentale di un villaggio, variano di dimensioni anche all’interno della stessa comunità e sono di vario tipo: con tetto di assi di legno, delle quali non rimane copertura e resiste solo lo zoccolo della struttura; con tetto di massi, delle quali rimangono cumuli circolari; di forma absidata, con la sola traccia del paramento murario, oppure ancora con la volta eretta.

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