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Porto di Coecuaddu
N. Montarveddu
 
Su Nuarxi de S'Acqua
e Sa Canna - Semaforo II
 
Nuraghe 'e Mori
 
Nuraghe Calabianca
 
Sa Pispisia
 
Slideshow

 

 

L'ARCHEOLOGIA A SANT'ANTIOCO - I PORTI NURAGICI

Analizzando la geomorfologia e la batimetria dell'arcipelago sulcitano, si può individuare quelli che in un passato remoto erano i confini naturali dell'Isola di Sant'Antioco. Durante il secondo pleniglaciale di Wurm, che andava dal 28.000 B.P. al 11.500 B.P., il mare si ritirò toccando i -110 mt rispetto al livello attuale. Data la profondità del Golfo di Palmas e del Canale di San Pietro che attualmente si aggira in media attorno ai -9 mt, si può verosimilmente dichiarare che, durante la preistoria, non esisteva un arcipelago sulcitano ma un unico promontorio legato all'Isola madre. Tra le insenature della costa orientale antiochense, il golfo antistante il Porto di Coequaddus fornisce tuttora il riparo per carboniere e navi portacontainer che durante le mareggiate cercano una baia riparata al maestrale, vento dominate d'inverno.
La doppia spiaggia di
Coequaddus, creatasi in seguito all'apporto di materiale trasportato da un rio, fino a due secoli fa presentava una linea di costa più arretrata che permetteva l'approdo di vaporiere e velieri per il carico del calcare e dei suoi derivati (calce ecc.), nonchè dei metalli provenienti dal resto del Sulcis. La linea di costa per la conduzione in sicurezza delle navi all'approdo, era evidenziata da un sentiero di fari a gas che disegnava il golfo di Palmas, permettendo l'arrivo all'attracco anche in condizioni di scarsa visibilità.
La baia è ancora attualmente circondata da tre nuraghi complessi: Cala Bianca, Montarveddu e il Nuraghe 'e Mori che, accompagnati dalla presenza di punti di segnalazione arcaici, e uniti alle testimonianze di vita dei secoli scorsi, gettano le basi per l'individuazione della comunità Portuale preistorica di Coequaddus. Sulla collina calcarea che chiude a Nord l'insenatura si erge il nuraghe di Cala Bianca, il quale si eleva a 42 mt s.l.m. Ancora seminterrato nella collina, doveva originariamente avere una struttura complessa, visti i resti che spuntano dal piano di campagna. Scendendo di quota verso il rio che sfocia in spiaggia si incontrano delle fornaci rifasciate di basalto, a mezza costa. Si giunge quindi, percorrendo il sentiero, al Pozzo de S'Acqua Durci, sistemato in pianura. A circa 50 mt di distanza ai piedi della collina mesolitica di Cala Bianca si trova un'altra fornace rifasciata di basalto e, da questa, in direzione sud, percorrendo meno di conto metri, si giunge alla terza fornace di basalto sulla spiaggia. Vista la concentrazione di fornaci e l'abitudine, da parte dei fochisti, di demolire i forni dopo le cotture del materiale, si suggerisce una nuova chiave di interpretazione del toponimo di Coecuaddus. Non più "Coda di Cavalli", ma bensì "Cuocili e Nascondili" letteramente Coi 'e cuaddus. La collina che chiude ad Ovest l'arenile denominata Montarveddu ospita una struttura del Bronzo finale costituita da tre torri addizionate concentricamente ad una struttura centrale sub - rettangolare. Il nuraghe costituito da conci poligonali di basalto si raggiunge partendo dalla spiaggia e raggiungendo a mezza costa, lato nord di Montarveddu, un menhir femminile di sezione piano - convessa, databile Sub Ozieri per le rifiniture elaborate del macigno. Percorrendo il lato Ovest della cinta craterica di Montrau si risale sino all'altipiano sito a quota 125 mt s.l.m. le cui porte sono marcate dalla presenza del menhir maschile con sezione a pilastro orientato verso i quadranti orientali. Percorrendo invece il lato orientale di Montarveddu si incontrano invece i residui dell'abitato preistorico violati dal tracciato di un rimboschimento. In direzione SSE si allunga sul mare un promontorio detto di TURRI dove sorge il resto del villaggio preistorico. Il nuraghe ‘e Mori, sorge in località Turri, sotto la torre spagnola che vi è stata edificata al di sopra. Quest'ultima, come dimostrato da recenti studi personali, non è nient'altro che lo stesso Nuraghe ‘e Mori ristrutturato. Ciò avvenne nel 1757 ad opera del re di Spagna, che ivi edificò l'attuale torre di difesa costiera. Di torri come questa, in effetti, ne è piena la Sardegna, lungo il profilo delle proprie coste, ma alcuni particolari, quali la sezione del paramento murario, la camera - cisterna residuo della vecchia tholos, distinguono la torre sulcitana dalle altre torri sarde. Ad avvalorare la tesi, è possibile osservare le capanne a sacco e un tempio in antis absidato e una tomba dei giganti, oggetto di rilievi personali , che circondano l'antico nuraghe.
Questo ulteriore sito mostra uno spaccato di vita preistorica legato sempre alla
comunità portuale di Coecuaddus, la quale continua a svilupparsi verso sud attraverso la postazione di Bithia. Il toponimo, di origine nuragica - derivante dal verbo "Bithi" = "vedere" -, indica una fattucchiera, un'ammaliatrice e ipnotizzatrice, una donna che colpiva le persone con lo sguardo. La postazione gode di un'ottima visuale sul Golfo e sul sentiero di atterraggio per l'insenatura, da lì l'appellativo di "vedente". La cima di 42 mt. s.l.m. denominata "Sa Pispisia", si colloca leggermente più a SSO rispetto a quella appena descritta, e ospita una sorta di fornello preistorico, costituito da un circolo stretto "legato" a sacco, del diametro di mt. 1,60, poggiato su un macigno ortostatico di basalto. Quasi ad assolvere la funzione di riflettente, il macigno ortostatico presenta la faccia verso il circolo - ovvero verso il mare - completamente abrasa da un fuoco intenso. Il sistema portuale si completa con un secondo segnalatore, sistemato sul promontorio della spiaggia de "S'acqua 'e sa Canna", e con una piccola postazione nelle vicinanze, i quali facevano capo ad uno dei "Semafori" dell'Isola. Il più noto e conosciuto si colloca frontalmente, sulla costa SW dell'Isola e ospita attualmente una struttura ottocentesca con lanterna luminosa, costruita su un sito preistorico di cui rimangono tracce evidenti. il Semaforo meno noto si erge sulla collina dominante Capo Sperone e ospita il nuraghe più a Sud dell'Isola: "S'Acqua 'e sa Canna".
Il nuraghe polilobato de S'Acqua ‘e sa Canna costituisce l'ultimo baluardo preistorico a Sud dell'Isola e svolgeva una triplice funzione. La prima era quella di instradamento: vista la sua elevazione era in grado di vedere i due porti e quindi di instradare eventuali imbarcazioni verso entrambe le comunità portuali. La seconda funzione era quella del controllo dell'orizzonte: dato che per elevazione geografica possedeva un orizzonte più vasto, aveva accesso a vedute più ampie. In terzo luogo assolveva una funzione meteorologica: ‘previsioni meteo' in funzione delle condizioni marine.

 

 

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