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Porto
di Calasapone |
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Coequaddus |
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Su
Nuarxi de S'Acqua
e Sa Canna |
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Nuraghe
'e Mori |
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L'ARCHEOLOGIA
A SANT'ANTIOCO
Le
civiltà che si sono succedute, in epoca preistorica, nell'Isola,
hanno avuto la necessità di navigare. Il bisogno si è
creato quando le materie prime locali non sono state più
in grado di soddisfare i fabbisogni delle comunità. Vecchie
credenze portano a pensare che il popolo che precedette gli abitanti
dei nuraghi non amasse il mare. È piuttosto vero il contrario.
Sono diverse, infatti, le strutture
arcaiche presenti sull'isola che fanno
pensare ad un utilizzo prettamente
marino. Esse vanno a far parte di due
grosse comunità, ben distinte tra loro, e che noi definiremo,
appunto, comunità portuali.
Attualmente esistono, ai lati della Piana di Cannai, delle insenature
utilizzate come porti sin da tempi remoti: esse sono la baia
di Calasapone e il
Porto
di Coecuaddus.
La
baia di Calasapone
- la cui spiaggia è nota con il nome
di Tonnara
- chiusa da una linea di scogli, è completamente riparata
alle mareggiate di scirocco. Sino a pochi decenni fa vi veniva svolta
la mattanza e nella tonnara ivi ubicata, eponimo della zona, veniva
lavorato il tonno. A meno di tre chilometri dall'arenile si possono
visitare le vecchie miniere sfruttate dagli antichi romani per l'estrazione
del piombo. Estrazione che poi permetterà ai romani di ribattezzare
l'Isola come Plumbea.
La baia, chiusa da scogli isolati, offre tuttora riparo e ormeggio
alle barche di pescatori e appassionati che vi penetrano attraverso
un passaggio di circa 12 mt di profondità.
Un secondo passaggio di 5 mt di profondità, sito a fianco
al primo, non permetteva, a quel tempo, un ingresso alla baia in
sicurezza. Ciò è comprensibile se si pensa che, nel
periodo che andremo ad esporre, il livello delle acque marine era
più basso di circa due metri e mezzo – tre metri rispetto
a quello che è il livello attuale. Calcolando quindi la differenza,
risulterebbero due passaggi rispettivamente di 9 mt e 2,5 mt . È
facile capire, perciò, perchè quest'ultimo passaggio
non consentisse un ingresso alla baia in sicurezza. Il gioco di
correnti marine, inoltre, agevolerebbe l'atterraggio
delle imbarcazioni non verso la spiaggia più
grande, bensì verso un arenile
più piccolo e posto in
posizione leggermente nascosta rispetto alla prima spiaggia.
Tale arenile si trova in posizione
perfettamente lineare
con l'ingresso da 12 metri .
Attraversando, infine, quest'ultimo ingresso e mirando verso l'entroterra
si potrà osservare l'allineamento
fisico di due
nuraghi, il Serra
Nuarxis e il
Gianni Efisi.
Ed è proprio alla luce di questo riferimento per l'approdo
che circa quattromila anni fa si sviluppò la comunità
portuale da me denominata
Su Monti de su Casteddu (Becciu).
Il golfo antistante
il Porto
di Coequaddus fornisce
tuttora il riparo per carboniere e navi portacontainer che durante
le mareggiate cercano una baia riparata al maestrale, vento dominate
d'inverno.
La doppia spiaggia di Coequaddus,
creatasi in seguito all'apporto di materiale trasportato da un rio,
fino a due secoli fa presentava una linea di costa più arretrata
che permetteva l'approdo di vaporiere e velieri per il carico del
calcare e dei suoi derivati (calce ecc.), nonchè dei metalli
provenienti dal resto del Sulcis. La linea di costa per la conduzione
in sicurezza delle navi all'approdo, era evidenziata da un
sentiero di fari a gas che
disegnava il golfo di Palmas, permettendo l'arrivo all'attracco
anche in condizioni di scarsa visibilità.
La baia è
ancora attualmente circondata da tre
nuraghi complessi: Cala
Bianca,
Montarverddu
e il Nuraghe
'e Mori
che, accompagnati dalla presenza di punti
di segnalazione arcaici, e uniti alle testimonianze di vita dei
secoli scorsi, gettano le basi per l'individuazione della
comunità
Portuale preistorica di Coequaddus.
Non ultimi in ordine di importanza
e altrettanto meritevoli di considerazione sono i siti di s'Acqua
'e sa Canna e del Nuraghe
'e Mori.
Il nuraghe polilobato de
S'Acqua
‘e sa Canna costituisce
l'ultimo baluardo preistorico a Sud dell'Isola e svolgeva una triplice
funzione. La prima era quella di instradamento:
vista la sua elevazione era in grado di vedere i due porti e quindi
di instradare eventuali imbarcazioni verso entrambe le comunità
portuali. La seconda funzione era quella del controllo
dell'orizzonte: dato che per elevazione
geografica possedeva un orizzonte più vasto, aveva accesso
a vedute più ampie. In terzo luogo assolveva una funzione
meteorologica:
‘previsioni meteo' in funzione delle condizionii marine.
Il
nuraghe
‘e Mori, sorge in località
Turri,
sotto la torre saracena che vi è stata edificata al di sopra.
Quest'ultima, come dimostrato da recenti
studi personali ,
non è nient'altro che lo stesso
nuraghe ‘e Mori ristrutturato.
Ciò avvenne nel 1757 ad opera del Re di Spagna, che ivi edificò
l'attuale torre di difesa costiera. Di torri come questa, in effetti,
ne è piena la Sardegna , lungo il profilo delle proprie coste,
ma alcuni particolari, che verranno spiegati in seguito, distinguono
la torre sulcitana dalle altre torri sarde. Ad avvalorare la tesi,
verranno citate e mostrate le capanne
a sacco e absidate,
oggetto di rilievi personali
, che circondano l'antico nuraghe.
Questo ulteriore sito mostra uno spaccato di vita preistorico legato
sempre alla comunità portuale
di Coecuaddus.
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