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L'ARCHEOLOGIA A SANT'ANTIOCO

 

Nel periodo che è andato dal 1900 a.c. al 1500 a.c., il Mare Mediterraneo è stato solcato costantemente da imbarcazioni di popolazioni di origine asiatica, che alla ricerca di metalli o mossi da intenti di colonizzazione, si sono spinti sempre più ad occidente verso le grandi isole.
Avvenne in questo periodo una colonizzazione orientale, in cui popolazioni mediterranee si mescolarono a quelle indoeuropee forgiando lingue e razze nuove e creando competizioni non sempre pacifiche tra vari gruppi etnici.
Le genti dell’Est interessate in questa colonizzazione, e che vengono definite genericamente di tipo egeo – anatolico, vennero a contatto con le genti sarde aventi già elementi etnici orientali.
Tra il 1600 a.c. e il 1500 a.c. giunse in Spagna, proveniente dall’Asia, un popolo guerriero- metallurgico, El Argar, che andò ad occupare i territori delle civiltà megalitiche, diffondendo le proprie caratteristiche, quali l’artigianato e la produzione di armi e utensili di bronzo. In questa realtà storica, la Sardegna rappresentava, per le civiltà metallurgiche, “L’Eldorado”. La presenza di giacimenti ricchissimi di ossidiana, l’oro nero preistorico, sulle pendici del Monte Arci, attirò una moltitudine di genti che fondendosi con le popolazioni autoctone diede vita alla civiltà nuragica.

La presenza di ricchi giacimenti metalliferi nel Sulcis favorì lo sviluppo della metallurgia in Sardegna.
La conformazione geomorfologica dell’Isola di Sant’Antioco costituisce in quel periodo il trampolino di lancio per lo sfruttamento del territorio.
Il nucleo originario dell’Isola è calcareo – marnoso risalente al periodo mesozoico, mentre il resto del territorio (circa il 70%) ha un origine vulcanica.
Le cinte crateriche evidenti sul territorio sono le prove di un’ intensa attività vulcanica, risalente al Terziario, che ha dato origine sia a rocce ignimbritiche che a rocce andesitiche. Dopo analisi di laboratorio su campioni di rocce prelevati dalle cinte crateriche, si è potuto rivedere e considerare la
presenza, sull’Isola di Sant’Antioco, di silicati con percentuali di alluminio. I silicati costituiscono la base per gli elementi contundenti minerali quali le selci oppure, a seconda delle percentuali di sabbia e metalli che li compongono, l’ossidana, il prodotto litico che gli uomini preistorici rifinivano per ottenere le proprie armi. Il rinvenimento personale, in alcune Domus in località Is Pruinis, di schegge di ossidiana di provenienza locale, prova la conoscenza e l’utilizzo da parte di comunità preistoriche del materiale menzionato.
La presenza sul territorio di numerose fornaci per lo sfruttamento del calcare (oltre 50) testimonia una profonda cultura che nasce nel passato remoto. Doverosa è la segnalazione personale che, alcune di queste
fornaci, per la precisione quelle di Coecuaddus, sono state rivestite di materiale di origine vulcanica, mentre tutte le altre sono rifasciate di materiale calcareo indurito. La produzione della calce avviene effettuando la combustione di calcari teneri del sottosuolo, e la temperatura di esercizio di queste fornaci dovrebbe risultare tra i 400 e gli 800 °C. Le fornaci di Coecuaddus, rifasciate di andesite, hanno invece subito un fuoco molto più violento, con temperature che andavano dai 1500 fino ai 1800 °C. Ciò è stato accertato tramite analisi chimiche condotte privatamente. Per dare un’idea della violenza del fuoco subito si potrà aggiungere che le pareti di queste ultime fornaci sono “stracotte”, al metal – detector rivelano la presenza di metallo, e all’esterno delle fornaci rimangono ancora scarti vetrificati di lavorazione. Come si dimostra il loro utilizzo se non per scopi metallurgici? D’altronde il materiale da lavorare dista solamente poche decine di metri. Inoltre è da notare che le fornaci, vicinissime tra loro, erano servite da pozzi esistenti tuttora e attualmente sfruttati.
Riassumendo la situazione si potrà constatare che: sul gruppo collinare di
Monte Arbus (i cui estremi distano circa 700 mt) coesistono quattro nuraghi complessi; si è riscontrata la presenza di prodotti metalliferi; si denota la presenza di fornaci atte a sopportare alte temperatura (per la fusione di metalli appunto) e, nelle vicinanze di queste ultime sono collocati dei pozzi d’acqua.

Si presenta quindi la comunità preistorica metallurgica di Montarveddu.

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