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Comunità
di Antiogu Diana |
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Comunità
di Serra Nuarxis |
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Piana
di Cannai |
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Comunitàdi
Marteddu |
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Comunità
di Crisioni |
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Comunità
di Corongiu Murvonis |
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L'ARCHEOLOGIA
A SANT'ANTIOCO
L'isola
di Sant'Antioco, collocata nel Sud Ovest della Sardegna, ha una
superficie di 109 kmq e uno sviluppo territoriale prevalentemente
collinare. Le uniche piane dell'isola sono quelle di Cannai,
Maladroxia, Su Pranu e Tupei. Tutte di
origine alluvionale, esse vengono collocate geologicamente nell'era
quaternaria. Tali piane – in particolare quella di Cannai - sono
da sempre fonte di sostentamento per la vita, sia in funzione dell'apporto
idrico per la popolazione delle campagne sia per quanto concerne
il pascolo per il bestiame allevato.
Attraversate
reciprocamente dal Rio Triga e dal Rio Tupei,
le piane di Cannai e di Tupei, sono state un punto di riferimento
per lo sviluppo della vita sin dal periodo preistorico. In particolare
la piana di Cannai, che geograficamente è chiusa da più
gruppi collinari, ha visto nascere ed evolversi le civiltà
preistoriche di Cultura San Michele di Ozieri e, successivamente,
quelle di cultura protonuragica e nuragica.
Sono stati
proprio i gruppi collinari che circondano la piana, segnandone i
confini naturali, a veder fiorire i più grossi agglomerati
abitativi. Tanto è vero che, sull'isola di Sant'Antioco,
la vita di comunità si svolgeva generalmente in
villaggi collocati su altipiani.
Ognuno di questi altipiani, situato sul reciproco gruppo di colline,
è circondato da cortine
murarie e da tre
o anche più nuraghi.
Questi ultimi erano sistemati sulle cime a protezione dell'agglomerato.
Una discreta ed efficace rete di sentieri
permetteva collegamenti tra i vari nuclei
abitativi della stessa comunità. La varietà degli
edifici presenti nelle comunità descrive un'occupazione territoriale
da parte di più civiltà con un excursus temporale
che va presumibilmente dal Neolitico recente (San Ciriaco, 3400--3200
a.C.) al Ferro I (900-510 a.C.): alle capanne
a sacco di origine Neolitica, si affiancano le stele
menhir antropomorfe dell'Eneolitico,
le capanne absidate del Bronzo
Medio e perfino i nuraghi evoluti (derivazioni dei protonuraghi
esistenti già dal Bronzo Medio), questi ultimi con o senza
torrette sull'antemurale. La presenza, all'interno dei sedimi, di
Domus de Janas
neolitiche in aree sacre con
menhirs,
circoli megalitici ed
altri edifici sacri quali Tombe dei
Giganti, creati e utilizzati da successive
civiltà, fa supporre un riutilizzo di queste o addirittura
una continuità di culto.
Alcune comunità,
inoltre, avrebbero addirittura sviluppato la
tumulazione per circoli tombali,
i cui esempi sono al momento visibili solo nel sito archeologico
di Li Muri, ad Arzachena e a Pranu Mutteddu di Goni.
L'ultima componente
della vita di villaggio la si può trovare nei pozzi,
solitamente vicinissimi alla comunità, che venivano collocati
nella piana sottostante il villaggio, nella quale generalmente scorreva
un corso d'acqua.
E' d'obbligo
specifficare, a questo punto, che lo studio rappresentato nelle
varie sezioni di questo sito, riguarda solo la parte centro-sud
dell'Isola di Sant'Antioco, in particolare si analizzerà
tutto ciò che verte attorno alla piana di Cannai, lungo un'area
compresa in 15 Kmq. Sarà ancor più sbalorditivo, quindi,
alla luce di quanto specificato sopra, notare quanto numerose fossero
le strutture e quanto urbanizzato fosse il territorio in un così
basso margine di zona. Infatti, in una così ristretta superficie
è possibile identificare ben
otto distinte comunità,
o aree vitali, divisibili per finalità in comunità
abitative,
agricole,
metallurgiche,
portuali.
In particolare,
in questa pagina, tratteremo delle comunità abitative ed
agricole, mentre un altro spazio su questo sito verrà dedicato
alle comunità metallurgiche e portuali. |