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Planimetria
 
Dromos
 
Volta a spiovente
 
Buca per betilino

 

Collocato centralmente rispetto alla navata centrale della Basilica di Sant’Antioco Martire, l’ipogeo di Santa Rosa, è caratterizzato da uno sviluppo storico piuttosto particolare. L’elemento costitutivo della collina dove si apre la struttura funeraria è il tufo trachitico. L’attuale accesso alla struttura, dalla destra della navata centrale, è il risultato di una ristrutturazione recente, visto che coordina una probabile tomba a camera con volta a botte e un ipogeo sottostante. La struttura funeraria superiore è parecchio compromessa, in quanto alterata per permettere l’accesso all’ipogeo sottostante, ma ancora paragonabile alla sepoltura sullo spigolo NE della basilica, di cui rimane ancora ben visibile e distinguibile la planimetria. Paragonabile alle strutture di San Geminiano in Samassi e di Cuccuru Linu in Quartucciu(1), la tomba a camera è collocabile storicamente alla seconda metà del V secolo d.C. ed introdotta dai Vandali. Si tratta di tombe monumentali pertinenti ad élites germaniche con armi e utensili per gli uomini e con gioielli e monili per le donne. Collocabile nell’ambito delle tipologie funerarie privilegiate, la tomba a camera è un sepolcro “gentilizio” ovvero destinato ad accogliere personaggi di rango elevato, diversamente dalle altre a cassone litico. L’Ipogeo di Santa Rosa, collocato inferiormente rispetto al precedente monumento, deve il proprio nome, secondo una leggenda antichissima e non accertabile, alla madre di Sant’Antioco, martirizzata con l’altro suo figlio, Platano. Il complesso è composto da due ipogei disposti in asse diagonale, uniti da un passaggio ottenuto dallo sfondamento di una parete ipogeica in comune. Precedenti studi collocavano l’origine del complesso al periodo punico (V secolo a.C.), ma recenti analisi rivelano un orizzonte storico precedente: Neolitico. La camera maggiore si sviluppa in direzione ONO-ESE ed è separata in due alcove da un diaframma centrale. L’elemento strutturale dell’ipogeo maggiore, collocabile in un contesto preistorico, è dato dalla volta: a spioventi, quasi ogivale. L’elemento è riscontrabile nelle cosiddette “chiese rupestri”, cronologicamente collocabili tra il Tardoantico e l’Altomedioevo, nate come luoghi di culto ed occasionalmente di sepoltura, adattando grotticelle funerarie preistoriche (2). I riscontri sono verificabili, nello specifico, nel complesso funerario di Sant’Andrea Priu, nell’agro di Bonorva, dove il riutilizzo Tardoantico avviene su ipogei di origine Neolitica. Non a caso un ambiente quale la cella semicircolare denominata “la Tomba del Capo” è riconducibile per planimetria alla Cripta di Sant’Antioco Martire, ospitante come essa la sepoltura di un personaggio importante per la comunità intera. Le nicchie quadrangolari sulle pareti individuano un periodo storico, preciso, collocandosi planimetricamente e morfologicamente in un contesto punico. L’ipogeo di Santa Rosa presenta, con le incisioni sulle pareti, le tracce di un utilizzo in epoca imperiale. La presenza di numerose croci e lettere, sulle pareti della camera, testimonia un uso intensivo in un periodo attorno al III° secolo d.C. o appena precedente, in quanto ancora non compaiono le alterazioni dovute alla presenza di una componente cristiana affermata nella comunità, quali gli arcosoli. La presenza di due grossi sarcofagi a cassone in tufo con coperchio, il primo a sx e il secondo sul fondo dell’alcova dx, testimoniano l’uso cristiano dell’ipogeo. Il setto presenta nella faccia anteriore un incavo adibito ad acquasantiera e fa supporre un uso in epoca Tardoantica. La camera minore, la quale presenta una planimetria anormale rispetto ad un contesto punico, si sviluppa in direzione NO-SE. Il suo interno presenta un diaframma che divide in due alcove l’ambiente, dove una delle due alcove presenta una forma absidata. La forma rotondeggiante della cella, posta quasi perpendicolarmente all’asse del dromos, suggerisce una tecnica edificativa preistorica. Il pavimento di questa area presenta una buca circolare di circa 30 cm di diametro e 35 cm di profondità, paragonabile a contesti neolitici quali la Tomba Santuario di Montessu e l’ipogeo denominato “Sa Cresiedda” nello stesso contesto archeologico, oppure nella “Tomba del capo” di S.Andrea Priu – Bonorva, dove sono presenti le coppelle per la collocazione di betilini o di oggetti votivi del culto preistorico sardo. Infine, analizzando il portello di ingresso dell’ipogeo, lo si può facilmente portare a paragone con i corrispondenti delle necropoli di Anghelu Ruju – Alghero, Santu Perdu – Alghero oppure Domus de Janas Brodu – Oniferi. Si può constatare una sagoma ampliata ma con gli stessi gradoni laterali tipici dei succitati ipogei neolitici (3).

Sant’Antioco 31/03/2007 M. CABRIOLU – F. SELIS Copia inedita consegnata al Rev. Rettore della Basilica di Sant’Antioco Martire – Don Demetrio PINNA

BIBLIOGRAFIA
(1) 1990 AA.VV. Le sepolture in Sardegna dal IV al VII secolo ed. S’Alvure pagg 133-155
(2) 1989 PORRU - SERRA – CORONEO Sant’Antioco – Le Catacombe – La Chiesa Martyrium – I frammenti scultorei ed. STEF pagg.17-20.
(3) 2007 M.CABRIOLU Le Catacombe – Origini degli ipogei. Marzo 25, 2007 Conferenza

 
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