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La
navata centrale |
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L'abside
della navata centrale |
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Con
la pace di Costantino, stipulata ne 313 d. C., la fervida comunita
di Sulci diede vita al "Martyrium" di Sant'Antioco sopra
l'ipogeo che ne accoglie le Sacre Spoglie. Di Probabile origine
paleo cristiana, il tempio originario, a pianta centrale di croce
greca, vide una prima ristrutturazione durante la reggenza del Vescovo
Pietro, come testimonia un'epigrafe marmorea custodita nella Cattedrale
di Iglesias. Il Martyrium sorse al centro di una notevolissima necropoli
che, dopo recentissimi studi, è probabilmente da imputare
ad un'origine preistorica. I recenti restauri hanno restituito il
paramento murario primitivo, evidenziando i molteplici interventi,
durati secoli, ed hanno rivelato in parte la planimetria d'origine
paleocristiana. Con un altare collocato nella navata Sud del Tempio,
l'antico Martyrium si apriva verso Nord, mentre gli altri due bracci,
uno orientato verso Est, ora abside della nuova struttura, dava
l'accesso alle campane e alla Sagrestia, mentre l'altro verso Ovest
guardava il tramonto. Ai lati dell'antico Altare si aprivano i passaggi
per le sepolture principali: Sant'Antioco e Santa Rosa. Le forme
originali divennero bizantine sotto il Vescovo Pietro e infine,
in periodo Vittorino, modificate dalla civiltà romanica.
L'ultimo intervento, imputabile al periodo barocco, vide l'allungamento
della attuale navata centrale con la definitiva sistemazione della
pianta a croce romana. Alla basilica greco - romana, tra il quarto
e il sesto secolo dopo Cristo, il Vescovo Pietro, instaurò
un tempio accentrato e cupola dove la cupola a mezza sfera simboleggiava
il cosmo, impronta bizantina figurativa di Dio e dell'opera di salvezza
del mondo. Rispettando la planimetria originale, si da il via ai
lavori, raccordando le arcate con dei pilastri massicci e creando
le volte a botte e, nel corpo centrale la cupola tipica bizantina.
Con pianta emisferica, dotata di quattro luci orientate sui punti
cardinali, la cupola è impostata su quattro archi. Delle
particolare esigenze acustiche avrebbero spinto l'architetto del
tempio inserire degli "Echea", vasi acustici di terracotta,
ai lati delle cuffie che delimitano la cupola, per ottenere degli
"altoparlanti" disposti su un piano. Successivamente al
passato pericolo delle invasioni saracene, i Monaci Vittorini, attraverso
un programma di ristrutturazione di antiche chiese sarde, fecero
giungere a Sulci maestri e maestranze dalla Francia meridionale,
con l'intento di restituire alla chiesa, l'antico splendore romanico.
Trasformando l'originario sistema crociato, la navata centrale venne
prolungata e dotata di un abisde mentre le arcate laterali a questa
vennero dotate di campate e costruite le navate laterali con volte
a botte. Verso il 1700, alla chiesa venne adattata una facciata
di tipo tronco provinciale, dove al centro era collocata una grande
luce ovale. L'attuale pavimentazione, di periodo barocco, non è
certamente il piano originale, che doveva essere più basso,
poggia direttamente sull'ipogeo di Santa Rosa. Gli ultimi scavi,
nel pavimento del Tempio, hanno riportato alla luce architravi e
pilastri marmorei che per la decorazione e i bassorilievi figurati,
si collocano in un orizzonte storico romano, mentre murati nell'altare
- sepolcro del Santo, compaiono dei frammenti di decorazioni floreali,
del Suonatore di doppio flauto, di chiara matrice bizantina.
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