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Sant'Antioco
Martire |
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Sant'Antioco
Martire |
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Protome
taurina |
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Santa
Rosa |
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Le
catacombe di Sant'Antioco sono una piccola porzione di un'immensa
necropoli che si sviluppa nella zona Nord-Ovest dell'abitato omonimo.
Scavate in epoca preistorica, accertabile tramite analisi di bassorilievi
riproducenti protomi taurine, planimetrie a T, camere absidate e
buche circolari nel pavimento per la deposizione di oggetti votivi,
vennero riaddattate attorno a V° secolo a. C. dalla popolazione
cartaginese che si stabili sull'Isola. Gli ipogei vennero modificati
con la classica forma quadrangolare, divisi da un diaframma in due
alcove e ornati di nicchie sulle pareti. Il complesso si sviluppa
su più livelli, evidenziando varie intensità di intervento.
Il livello più alto, scavato nella piroclastite, inizia con
la tomba di Antioco e vi si accede da un ingresso a gradoni collocato
nella Basilica. Il livello non si sviluppa a gallerie ordinate ma
sfrutta cinque ipogei punici collocati sul Lato Nord della cima
della collina. La camera di sepoltura del Santo, modificata a forma
absidale, ospita sei colonne di marmi diversi, sormontate da capitelli,
è pavimentata in periodo recente e accoglie l'altare-sepolcro
dove , il 18 marzo 1615, avvenne l'inventio del corpo di
Antioco. Il corridoio si avvia a destra del Sepolcro per inoltrarsi
nella piena catacomba. Varcata la Tomba di Antioco si può
notare sulla sinistra, una piccola cella detta "rectrosantos"
dove venivano tumulate, tradizionalmente, persone privilegiate e,sul
suo fondo, un sepoltura bisoma decorata ad arcosolio. La fronte,
il sotto arco, e la lunetta dell'arcosolio erano intonacate e dipinte
in affresco. In particolare questo arcosolio riproduceva, entro
una inquadratura a fasce rosse, la figura del Buon Pastore tra frasche
e rami, fiori gigliati e uccelli dai colori smaglianti. La deposizione
successiva, segno di uno sfruttamento intensivo della necropoli,
ha deturpato gli affreschi i quali sono giunti all'epoca odierna
in pessime condizioni. Il corridoio principale prosegue in direzione
Sud giungendo a un secondo arcosolio. Attualmente in stato desolante
ma dall'osservazione attenta si può intuire la magnificenza
dell'affresco. Delle larghe fasce rosse e verdi chiudevano la pittura
centrale dell'affresco, decorato con festoni gialli e fiori sparsi
e un'iscrizione di colore bruno "...E VIBAS" probabilmente
un epitaffio augurale "IN PACE VIBAS". Arretrando di un
metro nel corridoio, sulla destra, si apre un secondo ipogeo che
conduce alla camera del Santo. Questa cella, della quale rimane
ancora il portello d'ingresso, consacrata alla memoria del Martire,
presenta una sorta di sarcofago coronato da pilastri. I pilastri
complessi sono ottenuti dalla sovrapposizione di più pilastrini,
probabilmente di origine preistorica, in quanto le misure rispecchiano
quelle dei rispettivi del Domus de Janas. La "Tomba a baldacchino"
è bisoma ed unica nel suo genere in Sardegna e trova riscontri
simili sono nell'Isola di Gozo. Caratteristica del periodo costantiniano,
questa tomba denota la tumulazione di personaggi distinti e venerati.
Un elemento presente nell'ipogeo, un frammento di colonna marmorea
di età romana, viene ricordata come " il cuscino del
Santo" e dai pellegrini caricata sul collo per l'espiazione
dei peccati, mentre una seconda leggenda lo rinomina come "
pietra delle zitelle", come talismano efficace per il matrimonio
per le ardite che avessero saputo sollevare il pesante frammento
sul capo. Le catacombe cristiane finora hanno restituito circa 90
tumulazioni, ma non si esclude che in futuro se ne possano rivelare
altre, alla luce del fatto che gli ipogei punici inizialmente non
alterati, mostrano segni della presenza di cristiani, ancora in
minoranza rispetto alla comunità prevalente.
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